lunedì 23 gennaio 2017

ricordo di franco basile

Mi accorgo adesso che l’ultimo ricordo che ho di Franco riguarda un incontro in libreria. Solo che, come al solito, non c’entravano i libri. Mi ero messo a parlare con Graziella, sua moglie. E a un certo punto lui si è avvicinato per metterle fretta, perché voleva tornare a casa. Io scherzando gli ho detto: “Franco, posso rapire tua moglie?” E lui, alla sua maniera, mi ha risposto: “Ma poi te la devi tenere”. Perché era sempre così con lui, c’era tanta cultura, libri appunto, e pensiero, ma poi si finiva sempre in una dimensione molto umana, semplice, concreta, si andava al cuore delle cose. Ecco, con Franco la cultura non era fine a se stessa ma era un mezzo per andare al cuore delle cose, come dovrebbe sempre essere e come spesso non è. Almeno in quello, spero, mi considero un suo erede.
Franco era un instancabile narratore di aneddoti. L’ultima volta che l’ho sentito al telefono progettammo una storia del nostro paese dal dopoguerra a oggi, attraverso dei ritratti di alcuni personaggi fondamentali. Qualcosa di simile all’opera di Svetonio ma calata nella nostra realtà. Avremmo coinvolto altri appassionati di storia e ognuno avrebbe scritto la monografia di un personaggio. Franco mi disse subito che voleva scrivere il ritratto di Peppe Campanella. Non credo che abbia fatto in tempo a cominciarlo ma lo riporto come traccia della sua inesauribile voglia di scrivere, di comunicare.
Ho imparato molto da lui, così come da Enzo. Mi ricordo ancora una volta in cui Franco se la prese con me, perché Franco era una bravissima persona ma sapeva anche prendersela. All’epoca facevo il direttore di un altro giornale locale e non pubblicai un suo articolo. Non ricordo di preciso di cosa parlasse, era un pezzo di denuncia a cui teneva, ma visto che avevamo già parlato del problema decisi, per motivi di spazio, di non pubblicarlo. Quando incontrai Franco, subito dopo l’uscita del numero, fu abbastanza freddo con me, e quando provai a parlarci per capire il problema, mi mazzolò ben bene. Se si metteva, Franco, sapeva anche come farti sentire in colpa. Ricordo che questa cosa riguardava un numero di luglio. Me lo ricordo perché, per un colpo di sfiga assurdo, sul numero di agosto facemmo un errore clamoroso proprio sul suo pezzo. Questo, di ben due pagine, parlava della festa di San Rocco e noi, per una svista grafica, sbagliammo il titolo. Quando mi arrivò il numero stampato e me ne accorsi mi vennero i sudori freddi. Roba che Franco mi toglieva il saluto per il resto della vita. Così feci l’unica cosa che potevo per rimediare, feci stampare delle strisce adesive con il titolo corretto dell’articolo e le appiccicai a mano, copia per copia, su tutte le 500 copie del giornale, poi corremmo a portarlo nelle edicole. Mi ricordo quando vidi Franco subito dopo, mi disse: “Bravo Tonino, sei distratto, ma ti sei fatto perdonare”. E mi regalò uno dei suoi panama, che ancora conservo.

[Questo ricordo di Franco Basile è uscito, in parte tagliato, sul numero di gennaio di Agorà, mensile di informazione di Locorotondo, per questioni di spazi editoriali. Lo ripubblico qui intero.]

message in a bottle

Mi è appena arrivata una mail di spam dal mio stesso indirizzo e-mail che diceva così: Saluti Antonio Lillo, ho letto un tuo articolo recente e ho pensato a te, ti prego di leggere qui e dirmi anche tu i tuoi pensieri, poi linkava un MESSAGGIO che non ho aperto, e finiva così: Ti saluto cordialmente, Antonio Lillo. La mail era indirizzata da me stesso a me stesso e, per conoscenza, ai poeti Sergio Zuccaro e Stefano Dal Bianco. Borges su una storia così ci stappava la bottiglia di vino buono.

domenica 22 gennaio 2017

la lista

Io ho un trucco. Quando da me viene uno dei tanti aspiranti poeti che mi propongono le loro poesie fintoleopardiane, oppure fintoamericane, o fintocanzonettistiche, o fintoavanguardistiche o fintopornoliberali, io tiro fuori la mia lista. Una lista di libri di poesia italiana che chi scrive versi dovrebbe conoscere per capire come si è evoluta la storia poetica o perlomeno il gusto del nostro paese dalla fine del secolo passato. Non dico averli letti tutti, ma almeno sapere che ci sono stati. Non sono necessariamente i più belli mai scritti, ma sono importanti e semplicemente non si possono ignorare. Sarebbe come voler fare giornalismo senza sapere chi era Montanelli, o dipingere senza conoscere Picasso. Magari ti ritieni un surrealista ma se non conosci Picasso e vivi in Europa sei anche un bel po’ ignorante. Sembra stupido, ma posso assicurare che la maggior parte delle volte chi viene da me non conosce la maggior parte dei libri nella lista. 
Qualcuno prende la lista e comincia a cercare i titoli. La maggior parte va da un altro editore, perché leggere e mettersi in discussione è faticoso, doloroso e alcune volte anche inutile. Ovviamente anche leggere poeti stranieri è importante (Müller, Levine, Larkin, Strand ecc), ma la maggior parte dei lettori (me compreso) li legge in traduzione. Non è la stessa cosa, per chi voglia capire come funziona il verso italiano. Nella lista parto dall’idea che i grandi uno li abbia già letti (Montale, Sereni, Ungaretti, Caproni, Rosselli ecc.), altrimenti lasciamo perdere prima di subito. Questi i titoli che sono sulla mia lista: 

Vivian Lamarque – Poesie 1972-2002 
Patrizia Cavalli – Possibilmente tutto (altrimenti almeno Datura
Ivano Ferrari – Macello 
Valerio Magrelli – Geologia di un padre 
Milo De Angelis – Tema dell’addio (ma anche Quell'andarsene nel buio dei cortili
Franco Loi – Aria de la memoria 
Raffaello Baldini – Intercity (ma anche Tonino Guerra e Nino Pedretti della Scuola di Sant’Arcangelo secondo me sono da leggere) 
Giovanni Raboni – Barlumi di storia 
Patrizia Valduga – Requiem 
Cristina Campo – La Tigre Assenza 
Franco Arminio – Cartoline dai morti 
Salvatore Toma – Canzoniere della morte (che il realtà è il lavoro di un editor, Maria Corti, sulla produzione discontinua ma assai affascinante di un poeta matto e disperato) 
Simone Cattaneo – Peace & Love 

Sono titoli più o meno semplici da procurarsi. A parte loro ci sono molti altri poeti “laterali” che consiglio, come dicevo, partendo dalla persona e dai gusti: Lino Angiuli, Walter Cremonte, Tiziano Rossi, Antonia Pozzi, Francesco Tomada, Guido Oldani… la Merini in genere non la consiglio mai. Mentre, se dovessi aggiungere alcuni libri di grandi che bisogna assolutamente conoscere per capire come si è evoluta la poesia dalla fine del secolo passato, direi almeno:

Giorgio Caproni – Il franco cacciatore e Il Conte di Kevenhüller 
Franco Fortini – Composita Solvantur 
Andrea Zanzotto – Uno degli ultimi ma almeno Sovrimpressioni 
Sandro Penna – Poesie (anche se ultimamente è uscito di catalogo) 
Pier Paolo Pasolini – Scritti corsari (che è un libro di prosa giornalistica pensato e montato come una raccolta di poesie).

sabato 21 gennaio 2017

passaggi

Il passaggio era stretto
sempre più stretto
era tutto sbarrato

tutto bagnato
però uno spiraglio
forse c'era

la signora dice guardi, di qua
s'apre uno spiraglio
è stretto ma si passa

sarebbe vietato, ma
nessuno dice niente
allora ho aperto le virgolette con le dita

e ho detto: all'italiana.
Subito dopo mi sono vergognato
ma ormai era fatta

[Walter Cremonte, Con amore e squallore, La Luna 2016]

fama

Ci inebriamo di Campana, di Penna o di Caproni, poeti di un'economia esemplare, non solo del verso. Guardiamo a loro con amore, ma intanto sogniamo la fama in vita di Montale.

venerdì 13 gennaio 2017

cazzacarne

“Cazzacarne”
m’u so purtète nguidde
pe nn’a vite, i a vite sckitte
ca i cazzète jère a megghie,
p'aspettè l'olte ca sò fridde.

Trad. “Scansafatiche” me lo sono portato addosso per una vita, e la sola vita che ho scansato era la mia, per aspettare gli altri che sono lenti.

mercoledì 11 gennaio 2017

notturno

Di Donato Fumarola ho fatto la copertina del suo primo disco, Il sogno di Vincenzo, legato alle stradine del nostro paese da un amore non sempre ricambiato. Ma se devo essere sincero è questo il disco suo che preferisco, The curve of a day (per l'etichetta Classical Experience), in particolare tutta la seconda parte così malinconica, elegante e crepuscolare. In particolare la title track, per quartetto d'archi, mi commuove ogni volta, ma anche altri pezzi come questo Notturno sono bellissimi. E sono contento di aver ospitato sia lui che Nicola Puntillo, che qui lo accompagna al clarinetto, nella nostra associazione per un piccolo concerto da camera che a suo tempo entusiasmò in tanti (e ancora mi chiedono di ripetere). Aggiungo che il lavoro fotografico sul disco è opera stavolta di Giuseppe Carrieri e di Silvio Simeone, e che nel disco canta anche mio fratello, pensa te.

martedì 10 gennaio 2017

poesia erotica

Morgana mia mi sfiora il desiderio di schiavarti
di renderti mia schiava per chiavarti.

Risalirti a mio capriccio dalla curva delle reni
all’incontrario fino al solco spalancato della pesca
io vermino solitario e tu mio frutto da succhiarti
fin agli occhi inteneriti che hai di geisha.

Trattenerti per le chiappe ché non scappi
se ti spingo contro il cazzo per riempirti
né misero né grosso ma giusto per te
e la tua fica infiammata di liberta.


Nota. Questa l'ho scritta l'altra sera in una tenzone a tema. Mi hanno detto che anche quando parlo di sesso sono sempre molto elengante e "formale".

lunedì 9 gennaio 2017

burocrazia

Se penso che il povero Kafka moltiplicava per dieci il tempo che sto perdendo io per scrivere le rendicontazioni inutili, timesheet e relazioni di cui non fregherà nulla a nessuno nei i secoli dei secoli amen mi viene l'ansia addosso senza nemmeno leggerlo e tanta pena per tutti, per lui e noi che ci siamo infilati nello stesso guaio. E intanto il mio grande capolavoro non ancora scritto giace in una cartellina gialla in fondo alla mia testolina storna. Non ritorna.

cognetti & me

Oggi Pepecchio mi ha chiesto di presentare Le otto montagne di Paolo Cognetti al Docks 101 fra circa un mese. Proposta che ho accettato con gran piacere. Ho pensato che visto che sia a me che a Cognetti piace quel certo tipo di scrittori un po' rudi, Hemingway e tutta la generazione perduta, potevamo fare una cosa tipo prendere un paio di bottiglie di whisky e accendere un fuoco in mezzo al locale, mentre discutiamo da veri uomini di quanto cristo è dura la montagna, per chi la fa davvero (lui) e per chi gli basta sognarla da lontano (io).

domenica 8 gennaio 2017

sui dialetti

Stamattina in Tv ho visto Francesco Sabatini che ricordando Tullio De Mauro parlava dell’importanza dei dialetti. Allora mi è venuta in mente una cosa che disse alcuni anni fa Tonino Guerra sui dialetti in un intervista al Fatto Quotidiano e che riporto qui, perché mi piace quell’espressione che usa: “è una lingua sudata” che probabilmente spiega già tutto, sul perché ci siamo ostinati a lungo a rinnegarla e perché adesso ne sentiamo nostalgia. Diceva Guerra: «Il dialetto per me non deve essere insegnato nelle scuole e credo che purtroppo morirà, però è anche una lingua che ha fatto i grattacieli di New York, è una lingua sudata, una grande lingua. Mi dispiace che si perda, perché tutto il mondo contadino lo parlava a perfezione, mentre ora parla malissimo l’italiano, come lo parlo male anch’io».

una poesia del 2013

Recupero qui una poesia scritta nel 2013 che mi pare avere ancora tanta attinenza col presente, anche se nel frattempo è successo un po' di tutto (a cominciare dal passaggio da Ratzinger a Francesco). L'avevo sistemata per Bestiario Fiorito e poi all'ultimo minuto è stata esclusa dalla pur lunga scaletta di quel libro, non mi ricordo nemmeno perché. Mi accorgo adesso, ripubblicandola, di quanto mi venisse più facile scrivere in versi solo pochi anni fa, e di come adesso mi venga sempre più difficile. Come tanti mi chiedo se il mondo abbia bisogno ancora di poesie (non di Poesia, ché di quella c'è sempre bisogno, ma proprio di poesie) e devo dire che la risposta che riesco a darmi non è poi così confortante.

Nevica anche qui dove a sorpresa
s’aspetta ancora primavera.
Nevica per chi s’indigna
della mancanza d’una guida degna
al governo del Banano. Nevica
per l’idiozia del popolo
l’ipocrisia del Vaticano. Nevica su chi
nella sua offesa militanza
sta chiuso in casa e ascolta
Gaber Lolli De Gregori l’inno
del suo sogno di ragazzo
la tempesta ormonale che sgretolava
dal bianco i muri rosicandoli
per forza di rabbia e di disperazione.

sabato 7 gennaio 2017

tempi supplementari

Chiudere la contabilità del 2016 approfittando dei tempi supplementari dati dalla neve. Una fuggevole tragedia di stampo mediceo. Ti chiedi di continuo: ma come li ho fatti tutti questi soldi? E soprattutto: ma dove cazzo sono finiti?? (Chi vuol essere lieto sia...)

venerdì 6 gennaio 2017

suono

Più vado e più sento che il mio suono si fa simile a quello di Monk, che per me è il suono di uno stupore leggero e costante. Ti guardi intorno, con lo sguardo ovattato dal dubbio, e di ogni cosa ti chiedi il senso, con una meticolosità quasi spietata, senza mai riuscire a penetrare il suo mistero e senza mai, per questo, riuscire a rinunciarvi. Un suono così, che prima o poi ti conduce al silenzio


si fermi se può

Ho smesso di cercare. Mi faccio cercare. Ecco: voglio essere una cosa che si cerca. So che mi stanno cercando delle cose o magari anche delle persone. Se lei continua a cercare, non so cosa finirà per trovare. Si fermi se può in qualsiasi punto. Anche in piedi, in mezzo a una piazza o seduto magari a un tavolino di un caffè. E aspetti. Io, per esempio, sto guardando il mare e già ho avuto risultati meravigliosi. 

[Tonino Guerra, L'uomo parallelo]

giovedì 5 gennaio 2017

gli auguri più belli

«Altro che associazione culturale, associazione a delinquere dovevamo fare! Altro che casa editrice, una casa chiusa! Dovevi vedere come si arrivava bene a fine mese!» 
Sono gli auguri di mio fratello.

una storia che mi ha raccontato lou reed

La notte scorsa in sogno è venuto a trovarmi Lou Reed per farmi un regalo speciale. Si siede accanto a me sul letto e mi racconta la storia della piccola Lulu, un bambino bellissimo con voce di donna che ruba biancheria dal cassetto di sua madre perché da grande vuol fare la cantante come Billie Holiday. Sua madre, che invece vuole sedurlo e abusare di lui una volta che sia cresciuto abbastanza da avere rapporti, per impedirgli di realizzare il suo sogno e trasformarsi così in una donna, corrompe tutti i suoi amici per costringerli a lasciarlo da solo nella sua breve scalata al successo. Perché una scalata solitaria è una vittoria non riuscita. La storia, degna di Lou Reed, finisce con Lulu che fa botte col suo migliore amico Lester, innamorato follemente di sua madre, e ne esce malconcio, con un occhio nero e un ciuffo di capelli di Lester in mano. Li guarda confuso con l’occhio sano, e non sa capacitarsi che tutto ciò che gli resta del suo amico adesso sia un ciuffo di capelli.

if (40)

Per i miei 40 anni faccio questo regalo, un libriccino non ancora registrato ma scaricabile gratuitamente dal sito di Pietre Vive Editore, in PDF (nello stesso formato grafico dei nostri libri) e in ePub (ce ne sono due versioni, una fatta da me e una fatta da Michela, che ha seguito i nostri corsi con B.digital). 
La copertina è tratta dai fumetti del grandissimo Winsor McCay. Il libro raccoglie 40 storie di sogni, come più volte Amanda e Sergio mi hanno sollecitato a fare, ed è per i miei amici, ma anche per tutti coloro che mi dicono che leggerebbero volentieri un mio libro se
a) non fosse una raccolta di poesie, che li spaventa (ma qui sono racconti brevi a volte brevissimi, quindi state tranquilli che non sputa); 
b) avessero del tempo per leggerlo (ma così ve lo potete leggere sul telefono mentre siete in bagno, io non mi offendo se vi aiuta); 
c) avessero soldi da spendere per un mio libro (ma questo giuro che è gratis, perciò “ungimi tutto”).
Spero davvero che chi lo leggerà si diverta. Io di mio mi sono divertito a scriverlo e immagino che questo basti (o dovrebbe bastarmi) anche se non finirò mai nelle classifiche con Saviano, Carofiglio, Carrisi e tutti i giallisti che leggiamo di continuo per capire come siamo caduti così in basso. Tanti auguri a me.