lunedì 16 ottobre 2017

a giuseppe conte, poeta

Ma gli anni che ci ho messo a perdonarti, a
sdoganarti da quell’ospite in Rai che a Giletti
spiegava i suoi poveri versi sul mare, Giuseppe
Conte di nome, ma ridotto a un qualsiasi coglione
in TV: Giuseppe, mi dici tu chi me li abbona?

asintoto

Poco fa stavamo impaginando con Marina Cito l’ultimo libro di Sergio Pasquandrea, Approssimazioni e Convergenze, e Marina, che stava rileggendo le note di copertina si è fermata su una parola che non conosceva: “asintoto”. Io ho fatto lo sborone e gliel’ho spiegato come se fosse una cosa facile facile, ma pure io prima di lei sono andato a cercarla sul vocabolario. La verità è che Sergio è una delle poche persone che conosco che considero nettamente più intelligenti di me, così le note di copertina del suo libro, invece di scriverle io come faccio con tutti gli altri, le assegno direttamente a lui, così non sbaglio. Cos’è dunque un asintoto? È una linea diretta verso qualcosa che si spinge all’infinito, ma che per colpa di leggi più grandi di lei non ci arriverà mai. Quando l’ho letta mi ci sono riconosciuto e mi sono commosso. Ecco, allora, un buon motivo per cui si dovrebbe leggere il libro di Sergio. Commuoversi pensando a come siamo piccoli, inutili, e folli, eppure incapaci di fermarci a rimuginare sui nostri limiti, tesi come siamo verso l’altro, verso il sogno, verso l’infinito, anche sapendo di non poterlo mai toccare.

domenica 15 ottobre 2017

tram

Lo rivela il rapporto sulla lettura in Italia stilanto dall'AIE. In un tram su cui ci sono 20 persone, statisticamente solo in 8, durante i 365 giorni precedenti, hanno avuto per le mani un libro. Di questi 8, 6 sono editori, gli altri 2 sono gli sfigati su cui si regge l'intero mercato editoriale (hanno espressioni tenaci ma imbarazzate). Dei 12 che non tengono mai un libro in mano, 9 sono aspiranti romanzieri e sognano di incontrare un editore, senza però sapere che faccia abbia un editore.

mercoledì 11 ottobre 2017

matrimonio e altri disastri

Devo dire che questa storia del separatismo catalano – con tutte le sue tifoserie – mi ricorda tanto il matrimonio di una mia zia, che si sposò perché glielo imposero in famiglia e lei è vissuta infelice per tutta la vita perché, sinceramente, odiava suo marito con tutte le sue forze, né lui amava lei. Mia zia strepitava, si incazzava, lo insultava apertamente, ma intanto erano venuti i figli ed erano altri tempi, così le dicevano che era meglio non separarsi per il loro bene e lei è rimasta lì. Mia zia è morta infelice, e così mio zio, e i loro figli sono cresciuti con un sacco di problemi, quelli che vengono a tutti i bambini che crescono in un ambiente famigliare non sano, i cui genitori non fanno che litigare e rinfacciarsi ogni cosa. Un disastro. Ecco, io penso che uno può fare appello a tutta la Ragione del mondo, sul fatto che stare insieme è meglio, soprattutto per i figli, ma se la sposa è infelice non te la puoi prendere con lei perché scalpita, te la dovresti prendere col matrimonio in sé che è sbagliato e che forse andrebbe rinegoziato, alla radice, su altre basi – e non solo in Catalogna – a cominciare dal fatto che per sposarsi per prima cosa bisognerebbe amarsi.

martedì 10 ottobre 2017

banale

Oggi mi è arrivata la seconda edizione, riveduta e ampliata, del mio libro più bello (come mi dicono), Rivelazione. Da quello pubblico dunque questo pezzo, fra i nuovi, dedicato a Thelonious Monk, di cui cade proprio oggi, in contemporanea, il centenario della nascita. 
 

I miei, tutti gran lavoratori. Non io. Me ne sto a casa, rintanato con mio nonno, oppure vado in giro nel paese, mi guardo intorno, mi stupisco di tutto. Mi rilasso qui, dove il tempo pare fermarsi per sempre a mezzogiorno, in una lunga e secca estate. Faccio lunghe code in posta inviando i miei lavori a vuoto. Silvio mi ha regalato un disco di Monk per ammazzare l’attesa. Lo ha comprato al mercatino dell’usato, non sa nemmeno che sia, però sa che mi piace così me lo regala. Monk scriveva le proprie opere in cucina, o meglio sulla porta che collega la sala alla cucina. Scriveva sulla porta guardando alla cucina. Ecco che mi piace. Dopo un po’ che vivo qui mi sembra, come lui, che il tempo per me non stia fermo ma scorra al contrario e invece di invecchiare torno piccino, mi stupisco di tutto, persino del banale.

lunedì 9 ottobre 2017

vengo a patti

A volte vengo a patti con la morte
e penso che morire non sarà poi
troppo male, solo che mi tocchi
solo che mi tocchi e poi mi dici «È stato
bello – anche se facevi male».

domenica 8 ottobre 2017

orfani

Mi hanno lasciato questi due cuccioli dietro casa, ma non posso tenerli. Qualcuno vuole adottarli?

arrovellamenti


Quando vedo queste cose mi sale il nervoso e mi viene da chiedermi chi me lo fa fare di mettermi ogni giorno sullo stesso piano di uno come "Dario Franceschini, scrittore". Ma è anche vero che, come spesso mi ripetono, mo' non è che sono tutti scrittori soltanto perché scrivono. C'è da capire, però, perché uno non dovrebbe crederci se persino Dario Franceschini è definito scrittore. Editori, perché pubblicate certa roba? Perché raccontate queste stronzate? Lo fate soltanto per i soldi? Ed è un motivo sufficiente? "Io penso che scoprirete/ quando la morte esigerà il pedaggio/ che tutti i soldi che avete accumulato/ non basteranno a ricomprarvi l'anima". L'ha scritto un premio Nobel. 


venerdì 6 ottobre 2017

per caso

Pochi anni fa lessi, condivisi e poi salvai una poesia d'amore che ritenevo stupenda. La misi con altre in una cartella sul desktop in cui infilo tutto ciò che mi piace. Oggi la rileggo, per caso, dopo tanto e scopro, o meglio riscopro il suo autore che, nel frattempo, senza immaginarmelo, ho pubblicato. Paolo Polvani. 

LA SCIARPA NORVEGESE 

Si sta abbastanza caldi nel mio cuore? 
Sono qui, da solo, con la muta nostalgia 
dei tuoi occhi, col fruscio lento 
di un ruscelletto di parole 
e le piccole gonne 
crescono? e il vento? 
fa una bella figura tra le lunghe 
gambe il vento? 
Io sono qui, che bruco 
dalle tue letterine bionde, seguito a ruminare 
la fresca erba della scrittura. 
Bevo barbagli, lucori, fantasmatiche albe 
e indizi tenui e quanta luce filtra 
dagli spiragli delle parole 
e le fragoline? le intride un’alba 
mentre lontano stride, cigola un trattore 
e l'ombelico, e il miele? 
Stringiti la sciarpa norvegese e ascolta 
il blu del nostro cielo.

giovedì 5 ottobre 2017

categorie

Ne ho parlato con un autore. Il mondo si divide sostanzialmente in tre categorie: gli inclusivi (dobbiamo salvarli tutti, buoni e brutti), gli esclusivi (dobbiamo salvare solo i giusti, cioè quelli che decidiamo noi), e i "ce cazze me ne fotte a meje", con questi ultimi che sono in leggero vantaggio sugli esclusivi. Chi vince si prende l'intero piatto. Ma gli inclusivi sono già stati bannati come troppo arretrati e non abbastanza informati per essere utili alle sorti dell'umanità. Sulla fine di questa categoria, dunque, verrà presto pubblicato un libro dal titolo: La morte dei fessi era necessaria. Quando me lo ha detto io ho riso e l'autore mi fa: "Perché ridi? Benvenuto nel club".

amicizia e fascismo

[Quell’amicizia] era cominciata coi loro padri, nel 1939: il padre del Vice, ufficiale di stato civile in un piccolo paese siciliano dove il padre del dottor Rieti, ebreo, era casualmente nato. Il signor Rieti era piombato, da Roma, disperato, in quel municipio: a cercare se nel suo atto di nascita ci fosse qualche appiglio a dimostrare che propriamente ebreo non lo si potesse considerare. E poiché non c’era, lo crearono: ufficiale di stato civile, podestà, arciprete, guardie municipali. Tutti fascisti con tessera in tasca e distintivo all’occhiello; e l’arciprete, senza tessera e distintivo, lo era di sentimento. Ma tutti d’accordo che non si dovesse lasciare il signor Rieti, la sua famiglia, i suoi bambini, a quella legge che ne voleva la rovina. E fecero, alla lettera, false le carte: poiché nulla voleva dire per loro che un uomo fosse ebreo, se in pericolo, se disperato. (Che gran paese era stato in queste cose, forse lo era ancora, l’Italia!) 

Leonardo Sciascia, Il cavaliere e la morte, Adelphi

mercoledì 4 ottobre 2017

luce a sud est - quinta edizione


Pietre Vive Editore, in collaborazione con le associazioni Pietre Vive e il Tre Ruote Ebbro, bandisce la quinta edizione del concorso di scrittura sociale Luce a Sud Est. 
Duplice lo scopo del concorso: promuovere l’editoria etica, di denuncia o di promozione, per diffondere una nuova lettura attenta e trasversale del Paese; favorire l’accesso alla pubblicazione di giovani scrittori impegnati su tematiche sociali. 
Il concorso è aperto a tutti, senza limiti geografici o di età. È ammesso al concorso qualsiasi genere letterario (romanzo, racconti, poesie, reportage giornalistico, testo teatrale, ecc.) purché attinente al tema. Il vincitore sarà premiato con la pubblicazione della propria opera. La partecipazione al concorso è gratuita. 
I manoscritti dovranno essere invitai entro il 7 gennaio 2018 all’indirizzo 


mettendo in oggetto: LUCE A SUD EST, e accompagnando il testo con la scheda di adesione scaricabile, insieme al bando, dal sito di Pietre Vive. 
In via sperimentale quest’anno, la giuria sarà composta da un comitato di cinque persone, tre delle quali selezionate fra i lettori di Pietre Vive, e due fra i collaboratori interni della casa editrice. 
Nelle ultime edizioni sono stati premiati con la pubblicazione il romanzo breve Il sindaco del calabrese Claudio Metallo, incentrato sulla carriera politica di un uomo di potere; il romanzo allegorico Isola del pugliese Domenico Maggipinto e il poemetto L’adatto vocabolario di ogni specie dell’emiliano Alessandro Silva, entrambi ispirati al disastro di Taranto e dell’Ilva; e la raccolta di poesie Il mondo come un clamoroso errore di Paolo Polvani delicata serie di ritratti degli ultimi. 
È possibile scaricare il BANDO e la scheda di adesione dal sito di Pietre Vive:
www.pietreviveeditore.it

i matti

Porco cazzo i matti
m’hanno rotto la testa
sforzando la pazienza
oltre il mio limite
se penso a tutte le parole
che mi dicono che provo
a scardinarle le geniali
che mi scrivono nei libri
che dicono mi devi pubblicare
e farai i soldi e quelle poi
fra i denti quando provo
a dare un ordine ai pensieri
a impaginarli e
mi parlano da dietro che
per loro in fondo io
sono un estraneo uno che parla
un’altra lingua io che non capisco
mai davvero e pur con tutto
il cuore che ci metto
non sono mai all’altezza è chiaro
non sono matto come loro.
Poi tornano bravi in un lampo
più che amici fratelli
e non sanno nemmeno perché
ma mi vogliono bene
mi danno le pacche sul collo
lo ripetono spesso Editore
un giorno vedrai come siamo
ce la faremo anche noi
e sai perché? perché a noi
ci restano soltanto
le parole quelle abbiamo
le prendiamo al volo
le stringiamo forte
in pugno le spiamo fra le dita
mentre tremano e

soffiamo.

lunedì 2 ottobre 2017

il silenzio

Stamattina in libreria, già pronto allo sciacallaggio editoriale che in genere si fa quando uno scrittore muore, chiedevo quante copie fossero già state ordinate per Cappello. Nessuna. Nessuno ha chiesto, nessuno ha scritto per proporre l'acquisto o nuovi rifornimenti. Cappello era grande, mi hanno detto, ma non quel tipo di personaggio che smuove le masse, che richiama all'acquisto. Se ne sta defilato, a voce piana, persino nella morte. Quel che intendo io per eleganza. Sempre oggi ricorre l'anniversario della morte di mia nonna. Mi accorgo come di quel giorno si mischino nella memoria solo colori. Le Verdi colline d'Africa, libro che leggevo, e il rosa del gelato preconfezionato alla fragola di cui mia nonna era golosa, che mangiucchiava in barba al diabete. Il cielo di un azzurro puro, profondo e ancora estivo ai primi di ottobre. Una sorta di sogno kitsch, insomma, anche nel lutto. Poi le grida di mio zio: mamà, mamà. E il silenzio attonito di mio padre che spezzava il suono.

sabato 30 settembre 2017

pornopoesia

AAA. Cercasi ragazza bella presenza tette grosse e/o sguardo ammiccante “te la do non te la do” per campagna pubblicitaria vendita libri di poesia sui social. Cercasi altresì, per uso non esclusivo pubblico femminile, uomo con tartaruga barba lunga ma curata e pacco a sorpresa usato sicuro. Astenersi perditempo e/o carini senza essere gnocchi. Perché la poesia da sola ancora non basta, ma il porno mascherato da poesia vende sempre bene.

venerdì 29 settembre 2017

giovedì 28 settembre 2017

un'altra storia

Stasera presentiamo La maledizione dei Palmisano, romanzo scritto da Rafel Nadal e ambientato a Locorotondo fra le due guerre mondiali. A qualcuno è piaciuto molto e a qualcuno meno. Io per me posso dire, e faccio qui mea culpa, che il romanzo mi ha aperto gli occhi su fatti che non conoscevo. Ad esempio, ho sempre considerato la Resistenza un fenomeno prettamente norditaliano, per scoprire attraverso questo libro che il primo nucleo di una Resistenza al nazifascismo non è stato nelle Langhe, ma a Matera, e poi a Bari – col re che intanto se ne stava rintanato a Brindisi. Ho scoperto anche che uno dei bombardamenti più feroci della guerra è stato proprio quello di Bari, con interi quartieri rasi al suolo, migliaia di morti anche a causa di errori ed omertà degli americani. “Non lo sapevi?” mi chiederà qualcuno scandalizzato. Io no, non lo sapevo, questa è una storia che non mi è stata mai raccontata. A me hanno sempre detto, fin da bambino, persino nei libri di scuola, che noi eravamo i monarchici, i cafoni senza orgoglio salvati dagli americani. Questo mi è stato raccontato, rubando a me e a molti della mia generazione, l’orgoglio di appartenere a una storia più dignitosa. I danni che ora vediamo, questa disaffezione diffusa per lo Stato italiano che così viva si sente al Sud, è anche frutto di quella storia negataci. Che c’entro io con questa Italia, ci si chiede. “Noi abbiamo offerto carne da cannone alle due guerre, ma l’epica è finita tutta a nord” dice Nadal. Io non lo sapevo, ora lo so. E mi sento meglio. Resta da chiarire chi ha scritto quella storia e perché ci è stata raccontata, a quale scopo.

mercoledì 27 settembre 2017

gli statisti di domani

Stavo leggendo un articolo sul blog di Claudio Giunta, a firma di Mariangela Caprara, in cui si lamentava il fatto che la scuola italiana, dopo le ultime riforme (Moratti, Gelmini and friends) sta creando una nuova generazione di analfabeti funzionali in materie fondamentali come la storia e la geografia. Ragazzi che se gli chiedi, ad esempio, qual è la capitale della Spagna non te lo sanno dire. E continuava sostenendo che questo creerà ancora più squilibri sociali fra figli di ricchi e di poveri, perché a parità di ignoranti i ricchi avranno almeno i mezzi per poter recuperare. Eppure, per quello che ne penso io per esperienza, quello che perdi da ragazzo non lo riacquisti più, se non a costo di grandi sacrifici. E dubito che una qualsiasi ricchezza possa anche comprarti la voglia di studiare se non l’hai mai avuta. Ma non è tanto una questione di squilibri sociali, che alla fine ci sono sempre stati. Quello che più mi terrorizza in questa storia è il fatto che molti di quei ricchi un giorno, proprio in virtù di questa maggiore possibilità di mezzi, ricopriranno dei posti di potere e di responsabilità. Decideranno per tutti, ma senza aver studiato. Roba che quelli che abbiamo ora, a confronto, sembreranno degli statisti. Ed è tutto dire.