venerdì 2 dicembre 2016

dubbio

Ho sempre il dubbio, quando un grande vince un premio, se lo ha vinto perché è stato bravo oppure soltanto perché era già grande. Di certo se è grande è ingombrante e da qualche parte lo devi pur mettere: meglio sul palco che fra il pubblico, così non ruba l'aria e se scorreggia non senti troppo la puzza del suo mondo interiore.

giovedì 1 dicembre 2016

spam

Ho deciso che il mio prossimo libro di poesie lo chiamerò SPAM e saranno riscritture di alcune di quelle mail bellissime che ogni tanto ci arrivano, piene di storie folli o appassionanti come romanzi d'appendice. Se ve ne arrivano di degne sarebbe molto carino se le metteste da parte per me. Le colleziono.

mercoledì 30 novembre 2016

libri da recensire

Stavo pensando che, mutuandola da una bellissima raccolta di Francesco Tomada, potrei scriverne una che si chiama: Portarsi avanti con le recensioni. Oggi ne ho scritte tre che dovevo consegnare a fine ottobre. Adesso mi devo sbrigare che ne devo cosegnare altre sei entro fine mese, quelle di novembre + quelle di dicembre, sperando che non mi diano in anticipo pure quelle di gennaio in vista delle feste. Che certe volte i libri da recensire sono come l'acconto iva di fine anno.

il prossimo

«L’unico omicidio perfetto è quello farmacologico». Bellissimo! Se mai dovessi scrivere un noir comincerei così. Ieri Lapo e oggi Leonardo Cazzaniga e Laura Taroni. Siamo a livelli di letteratura altissima nel mondo reale. A che serve scrivere quando basta sintonizzarsi sul Tg e scegliere quello più affine ai propri gusti? Leggevo che oggi Michela Murgia commentava la decisione della giuria di Stoccolma dicendo che c'è comunque differenza fra scrivere un romanzo e scrivere una canzone, ma «il mondo sta cambiando, la musica cambia, anche le droghe cambiano», things have changed direbbe Bob Dylan, e io so già che il prossimo Nobel per la letteratura lo daranno a Enrico Mentana.

martedì 29 novembre 2016

capolavoro

Non avevo capito nulla della storia di Lapo Elkann, si vede che negli ultimi giorni mi sono perso i vari Tg. Ma da un punto di vista narrativo è di una forza tragicomica straordinaria, talmente perfetto da essere già letteratura. I fratelli Coen ne farebbero un capolavoro.

recensione di antonio giampietro

«Ma un figlio del Sud non è per forza destinato al fallimento, questa prole testarda può trovare il suo riscatto se resta con tutte le forze attaccata alla vita». 
La bellissima recensione di Antonio Giampietro appena uscita su incroci, al mio Bestiario Fiorito (Pietre Vive 2016).

lunedì 28 novembre 2016

piccolo sogno kafkiano

A un certo punto viene fuori che A. è un bugiardo della peggior specie. La sua bugia maggiore consiste nel fatto di non essere, con grande imbarazzo, come gli altri lo volevano. E lui, per non dispiacer nessuno, finge di essere per gli altri i tanti A. che ognuno gli chiede, fino al punto di confondersi e non riuscire più a riconoscersi fra i tanti suoi lui. Ne viene fuori una lunga teoria di copie sfocate e senza più un originale a cui tornare per credersi ancora una persona reale, e non soltanto un personaggio inventato dagli altri per caso o per capriccio, per tappare un buco, uno spazio vuoto. Fino al punto che, ormai abbandonato e sul punto di scomparire, arriva a ringraziarli tutti, uno per uno, perché obbligandolo a essere chi non era mai stato, gli hanno almeno dato la possibilità di vivere e di giustificare, in loro, la sua stessa esistenza.

lunedì 21 novembre 2016

il sogno di una gatta

Trent’anni fa una gattina, la prima in assoluto, ci arrivò in casa in una scatola da scarpe, ma sistemandosi, dopo una breve e fortunata ricerca, sul tappeto fra i due letti nella stanza mia e di mio fratello, come se fosse il suo posto da sempre. Era un tappeto di pelliccia, acquisto nemmeno economico di nostra madre, a cui piaceva più che a noi due, e sembrava appunto ciò che era: un grosso animale bianco e peloso, addormentato ai piedi del nostro letto. 
La gattina aveva anch’essa il pelo bianco, ma orecchie nere e coda nera tranne che sulla punta, bianca. Ci era stata data troppo piccola da vicini frettolosi, e aveva di continuo paura di restare sola. Per questo amava quel tappeto persino più di mia madre, feticcio di una grande mamma morbida e pronta all’abbraccio. Aveva l’abitudine, quando dormiva, di chiudersi tutta in se stessa e prendere in bocca la punta bianca della coda e succhiare come se fosse un capezzolo, mentre offriva le sue piccole fusa grate a quel tappeto. Chissà se ci considerava i suoi fratellini in quell’abbraccio. Ancora bambini la guardavamo a lungo, nella nostra stanza, e prendevamo sonno ascoltando le sue fusa.

domenica 20 novembre 2016

due digiunatori

Ogni tanto mi chiedo perché faccio quello che faccio, cosa mi spinge in quella direzione. Poi, subito, capita sempre qualcosa che me lo ricorda. Come prima che ho chiamato Roberto Corradino, regista, per parlargli del nostro progetto degli audiolibri e lui entusiasta ha cominciato a parlarmi, mischiando ricordi personali, spiegazioni e parti recitate a memoria del Digiunatore di Kafka, su cui ha fatto uno spettacolo assai potente alcuni anni fa, e mi ha detto: quello sarebbe uno splendido audiolibro. E intanto che mi parlava del Digiunatore, lui mangiava minestrone e io cioccolata fondente.

venerdì 18 novembre 2016

più cara del signore

Saluti dal Calvario dalla Signora Babinski.
Vedova Babinski senza figli dal Kuwait.
Mio marito fu ambasciatore in Costa d'Avorio.
Morto dopo undici anni di matrimonio e
quattro giorni di malattia. Prima della sua morte
entrambi eravamo cristiani.

So che sarai sorpreso nel ricevere la mia lettera
ma come figlio di Dio dovrai sapere
che le nostre strade e la sua non sempre coincidono.
La Bibbia ci dice che Lui opera in molti modi
e non sempre tutto funziona al meglio
per coloro che hanno creduto in Gesù Cristo.

Dalla morte del mio amato confesso di aver desiderato
unicamente avere un figlio ma senza risposarmi
e fuori da ogni Legge che fosse
coniugale ovvero della Bibbia. Ma il Cielo
non ha chiuso le sue porte. Così il mio dottore ha detto
che non arriverò ai nove mesi
consumata dal cancro. La perdita si aggiunge alla perdita
e l’espiazione non placa il mio dolore.

Mio marito era in vita
quando ha depositato una cifra in banca
ad Abidjan, Costa d'Avorio, soltanto per me.
Due milioni di dollari e mezzo. Volevo
venisse utilizzata per gli orfani e le vedove
perché non ho figli né mai avrò un erede. Né voglio
possa andare ai parenti che sempre
stanno qui appollaiati cercando di cavarmi il denaro dagli occhi.

La Bibbia ce lo insegna: “Benedetta è la mano che dà”.
Pertanto prendo questa decisione. Soddisfo un desiderio
che fu di mio marito, giocatore, e ti scrivo aiutata da una suora
puntando tutto sul caso. Voglio che sia tu ad ereditar la mia fortuna.
Voglio che mi invii il tuo nome e l'indirizzo, ogni dato
ché io possa affermare sotto giuramento
in tribunale come in faccia al Divino
che sei tu, mio illustre sconosciuto, mio fratello
il mio legittimo erede nel destino.

Una volta ricevuta la risposta con le informazioni che ti chiedo
ti darò il contatto della banca e firmerò le carte del passaggio.
Tu prega per me che da cristiana e pagandola assai cara
ho servito la verità più del Signore. La mia vita spegne adesso
fuori da ogni grazia. Ti aspetto, tu ricorda è urgente.

Tua sorella nel Calvario
Vedova Babinski


Nota. Questa poesia l'ho scritta rimaneggiando una mail che mi è arrivata l'altro giorno e che ho trovato particolarmente commovente...

mercoledì 16 novembre 2016

di poeti e della libertà di dire no

Ho letto ora la notizia che Dylan sta snobbando con molta nonchalance la cerimonia del Nobel e a me viene in mente (da quando l'ho saputa) la storia che Luzi ci sperava così tanto nel Nobel che si era pure comprato l'abito buono, prima che il premio glielo soffiasse Fo, o quell'altra di Quasimodo che andò in giro elemosinando favori a destra e a manca per arrivarci, scatenando le ire di Ungaretti. E devo dire che, per quanto appartenga più alla seconda categoria (quella dei poeti alla Luzi o Quasimodo) che non alla prima (quella di Dylan ma anche di Zeichen o Bellezza, volendo fare altri nomi), vorrei avere ogni tanto maggiore libertà di scelta, come quella di Dylan: la possibilità di poter dire anche no, non mi va, ho mal di testa, oppure non sono d'accordo, oppure scusate ho un altro impegno quel giorno, per il solo fatto che la poesia per vivere ha bisogno solo di esserci e non di premi e riconoscimenti. Invece se mi dicessero che ho vinto il Nobel io ci andrei, spero non con l'abito di Luzi, ma ci andrei, per il premio e per la difesa della poesia, certo, ma soprattutto per i soldi. Proprio come ha fatto Montale, che poi la Spaziani diceva essere un gran tirchio nell'intimità.

sarà forse amore a suo modo questo nostro cercarci...

Sarà forse amore a suo modo questo nostro cercarci
per pura solitudine e null’altro che per dirci
lo spento andamento dei giorni e il nero colore dei vestiti
dichiarandoci un po’ tristi ma con stile
né giovani né vecchi nel conto leggero delle rughe
nel numero spietato di bottiglie accumulate
poco prima del sonno appena dopo aver staccato
la spina di follia del mondo. Compagni di pianto e di bevute.

domenica 13 novembre 2016

quinquennio

Ieri notte mi è venuto in mente che non so se c'è ma sarebbe interessantissimo uno studio che contestualizzasse e mettesse in relazione la produzione del cantautorato italiano col quinquennio 1975-1980 (omicidio Pasolini, processo a De Gregori, rapimento Moro, disastro di Seveso, Loggia P2, eroina, terrorismo, strage di Bologna, strage Ustica ecc.) che è poi quello in cui molti produssero le loro opere più politicamente schierate e dure e alla fine del quale molti di loro, in un moto di disillusione, ripiegarono verso un cantautorato più intimo e sofferto, oppure verso un innocuo commerciale che era un po' una dichiarazione di resa nei confronti della storia. E forse mi sbaglio, ma uguale sorte è toccata, con le dovute differenze di linguaggio, a poesia e cinema.

malinconia solo d'estate...

Malinconia solo d’estate
prometteva il tempo incerto e
zoppicante. Invece si protrae
per troppo tempo l’incerto e
il malcontento ed è già inverno
senza estate.