sabato 19 agosto 2017

la più bella scena d'amore di sempre


“Davvero sei allergico?” 
“Ah, ah! Praticamente a tutto!” 
“No, non ci credo.” 
“Ti dico che è vero! Non posso mangiare latte e derivati, né indossare lana, né bere acqua se non purificata. Sai cosa mi succede se mia madre usa l’ammorbidente?” 
“Cosa?” 
“Io muoio!” 


Da La famiglia Addams 2

partita

Stamattina pensavo che se finalmente riuscissimo ad allontanare tutti i mostri, gli animali, i terroristi, i delinquenti, i violenti, gli egoisti, gli insensibili, i bigotti, i frustrati, i semplicemente stronzi che distruggono il mondo giorno per giorno, magari infilandoli su un razzo enorme e spedendoli nello spazio profondo, poi con quelli che restano possiamo organizzare una partita di calcetto nel mio giardino.

martedì 15 agosto 2017

turismo fatto in casa

Mi dicono che per staccare l’ideale è farsi un viaggio, ma io non ho soldi manco per andare ad Alberobello e quindi resto a casa. Anzi, ammiro molto chi come me piange miseria ma poi va dove vuole, quando vuole, coi soldi che non capisco dove prende se fino a ieri mi diceva che non ne aveva, soprattutto per pagarmi. Ma vabbè, siamo in vacanza e siamo buoni. Così ogni tanto, per svagarmi, faccio una passeggiata nel mio bel paese, e passeggiando osservo che le strade sono zozze, luride, nere, a tratti appiccicose. Da alcuni anni è sempre così. Uno mi dice che la causa è il maggiore afflusso turistico e quindi va preso con filosofia. Ma io rispondo che se c’è più gente che arriva, tu allora le strade dovresti lavarle il doppio delle volte. Non le lavi una volta al mese, ma una ogni due settimane, almeno d’estate e proprio perché c’è più gente che le usa. Poi ho capito il turismo, ma se volevo finire come Ostuni, mi traferivo direttamente lì e facevo prima.

bollettino di ferragosto

Il mondo ha registrato negli ultimi mesi un’estate caldissima, in Africa la più calda di sempre, che si presume sarà la prima di altre ancora più calde per via del surriscaldamento globale a cui nessuno dà mai il giusto allarme. Anzi, visto che non fa caldo abbastanza, l’Italia va a fuoco per via degli incendi dolosi nella nostra prima estate senza forestale, ma ancora piena di stronzi e di delinquenti. Fa caldo, ma così caldo che le piante seccano e presto la nostra agricoltura in crisi tirerà la corda, non ci saranno più scorte di cibo e allora ricorreremo all’OGM. I nostri figli ci diranno grazie. Già l’altro giorno hanno scoperto un carico di uova contaminate dagli insetticidi, uno dei tanti casi che arrivano sulle nostre tavole da anni, anche se non tutti sono segnalati: uno su mille ce la fa, cantava Morandi. Altri si fanno guerra sui vaccini: c’è chi dice no, cantava Vasco. Ma quella dei vaccini è guerra dei poveri. Per chi pensa in grande, in una zona compresa fra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, si avvertono le prime avvisaglie del prossimo conflitto nucleare, realizzato per la gioia di due immaturi con manie da imperatori. Intanto la natura fa il suo corso e in Trentino ammazzano un orso perché si comporta da orso, nel foggiano ammazzano due contadini perché fanno i contadini e vanno per campi, e si ritrovano così per caso ad assistere a un regolamento fra malavitosi degno di un romanzo di Omar Di Monopoli. Questa è l’Italia, direbbe uno, se non fosse che intanto in Spagna, in piena zona turistica, tre militari ceceni a piede libero ammazzano a calci un ragazzo tanto per far qualcosa il sabato sera, nella curiosità generale di altri bravi ragazzi che non intervengono ma riprendono tutto per bene sul telefonino. Si sa che il turismo fa male, così sulle nostre coste continuano a riversarsi immigrati senza freni, alcuni finiranno direttamente come schiavi per la raccolta nei campi che alimentano mezza Europa, altri saranno pietra dello scandalo per la stessa Europa che non li vuole, al grido: Aiutiamoli a casa loro! – così qui non facciamo niente per nessuno, manco per noi. Ma l’estate è fatta di cose più leggere, e così le vere notizie del mese sono il bisticcio sui social fra Saviano (che per alcuni non è uno scrittore) e Salvini (che per alcuni non è un politico), o ancora il fallimento di Gianluca Vacchi, di cui prima tutti si sentivano complici e adesso è più divertente dargli del coglione, o ancora farsi dare del coglione provando Sarahah, nuovo giochino che consente di lasciarsi insultare in anonimato per dare sfogo alle punte più estreme e masochiste del proprio narcisismo. Ecco, un paio di settimane fa qualcuno prendeva per il culo Mauro Corona, perché aveva detto che, da uomo, sentiva l’esigenza di uccidere chi offendeva il proprio spazio, al punto da rincorrere tre intrusi con un’ascia. Lo hanno intervistato e lo deridevano in tv, ma alla fine, credo, non c’è nulla da ridere ad ammettere che l’uomo è un essere violento e può scoppiare. O almeno io ci penso spesso e a me da ridere non viene.

lunedì 14 agosto 2017

vien giù l’universo

…insomma, qui, sono troppe, c’è qualcosa,
che a dirlo, adesso, che cos’è, per me, dico pure,
è un veleno, ma al caffè dice che sono matto,
che nel mondo è sempre andata così,
che sono tutte idee, sarò io che sbaglio,
sarà un’impressione, a me mi pare che non stia
attaccato più niente, che da un momento all’altro
debba franare tutto, come nella credenza,
delle volte, in una scansia, che vuoi prender giù
un bicchiere, una tazza, non ci arrivi,
cerchi a tasto, muovi, fai cadere,
che vien giù l’universo, ecco, è così,
è tutto così, non vedi le cose? è
tutto un casino, tutt’una baraonda…

Raffaello Baldini, Di notte, in Ad nòta

discorso intorno a un verso di giovanni giudici

L’essere è più del dire. Forse.
E il malessere non dà rimborsi
se non dentro la sottile lamentazione
che mai io sono stato chi volevo
non sapendo di preciso né chi
volessi essere né come. E se questo
mio balbettare faccia gioco a chi
mi ha dato la parola inutile che sono.
Se parola sono. E quale.

sabato 12 agosto 2017

ottimizzare la perdita

Poco fa ho visto in Tv la notizia del carico di uova infette che sono state scoperte e poi distrutte dall'Ue. E mi è venuto da pensare a tutto quel cibo ancora buono ma cancerogeno che buttiamo via così, senza criterio, per colpa di esperimenti andati fuori controllo, mentre là fuori c'è gente che muore di fame, e mi è preso un tale senso di ingiustizia per come va il mondo, che ho pensato che forse, invece di distruggerle, sarebbe stato meglio portarle direttamente in Africa, le uova, o nelle zone povere del pianeta, e ottimizzare in qualche modo la perdita. Anche loro, se dovessi chiedergli se preferiscono morire di fame o avvelenati lentamente ma con la pancia piena, sono sicuro che preferirebbero la seconda soluzione.

martedì 8 agosto 2017

lettera di un editore

C’è una lettera che gira un sacco in rete, quella di Cesare Pavese che difende i suoi diritti presso Einaudi. Visto che siamo sempre bravi a far fronte comune contro i padroni, fossero pure dei “poveri” editori, ne pubblico invece una opposta, di un editore a uno scrittore che amo, ma che come tanti scrittori sa far bene i capricci. La lettera, del 1948, è scritta da Valentino Bompiani a Curzio Malaparte quando questi, dopo un litigio, decide di passare a un altro editore: 

Tu hai continuato a intimidirmi e io, che sono timido, mi sono lasciato intimidire. Ho passato giorni di vera angustia perché dovevo far tacere entro di me una certa voce oscura che mi dissuadeva dal pubblicare la raccolta. Questo è stato l’errore. In tanti anni da che faccio l’editore non ho trovato punto di riferimento più costante sicuro per decidere se pubblicare o non pubblicare un libro, della reazione immediata e istintiva tanto più valida quanto meno razionale… Alla fine mi sono reso conto che dovevo dare retta a me stesso. Io non ho bisogno dell’IRI, non ho banche cattoliche che mi finanzino. In vent’anni non ho mai avuto il minimo sussidio o aiuto da nessuno… Io sono più che mai persuaso che il tuo libro rappresenta un errore. Potrà essere un brillantissimo, un generoso errore, ma è sempre un errore rispetto a te e rispetto al Paese. Non è questione di rischi ma di responsabilità… Più ampie prove di voler essere il tuo editore senza discriminare, senza esitare, non avrei potuto dartene fin qui. Stanno a documentarlo gli undici contratti mandati alla cieca. Ma tu non vuoi un coniuge: tu vuoi una schiava egizia. Tu vuoi uno di quei somarelli che con la testa dice sempre sì. Questo non è un rapporto… Credi tu che un altro libro, a cominciare dalla Pelle, sia più adatto per lo stesso editore, soltanto perché lui ha stampato le Satire? Non c'è “logica in questa pazzia”… Il contratto non ti consentirebbe di cedere ad altri La Pelle. Ti sei messo in testa di farlo e lo farai. A me non resta che subire il danno e l’amarezza, ma son certo che come già accadde tante volte, un giorno o l'altro tornerai…

volgarità

Stamattina parlavo con una prof che mi diceva che ha letto delle mie cose e secondo lei non vanno bene e non avranno futuro perché non uso un “linguaggio adatto alla poesia”. Troppe parolacce ed espressione da strada, mancanza di misura, troppa stizza da bassifondi senza elevazione, tutte cose che non mi rendono giustizia come autore. Ci sono rimasto. Ma qual è il linguaggio adatto alla poesia? me lo chiedo sempre. O meglio: la poesia dovrebbe dunque parlare dei nostri tempi, descriverli ma senza toccare la volgarità che li alimenta, oppure, come credo, proprio perché è una forma d’arte dovrebbe assorbirla e riutilizzarla quella volgarità in chiave espressiva, senza paura dell’eccesso, essere dentro al suo tempo anche a costo di venire superata, e non astrattamente lontana, tutta presa dal suo canone semi-eterno e spesso semi-addormentato nel bosco? È un problema vecchio e irrisolto e comunque sempre interessante da discutere, purché non si diventi volgari.

grandezza

Ieri riascoltavo il primo disco di Piero Ciampi, Piero Litaliano, che con Ciampi alla fine c'entra poco, e mi sono detto che è così perché Piero diventa Piero Ciampi non quando parla di giocatori sfortunati, di assenza come assedio o di vino contro il petrolio, ma quando incontra Gianni Marchetti che gli scrive gli arrangiamenti per i suoi pezzi. E ho pensato che è una cosa rara, e per questo preziosa, che per quanto talento tu possa avere in corpo, a tirarlo fuori e a renderti davvero grande sia la complicità di un amico.

lunedì 7 agosto 2017

girl from the north country

Di recente a Londra hanno inaugurato un musical, scritto e diretto da Conor McPherson e intitolato Girl from the North Country, con canzoni di Bob Dylan riarrangiate per l'occasione. Questa è una, dalla sua produzione degli anni '80, ed è proprio bella. Viene voglia di vedersi l'intero spettacolo.

venerdì 4 agosto 2017

il pidocchio

Mi contatta un tipo, un giovane professionista che dice che ama leggere e mi chiede se può venire da me in studio perché è interessato a vedere i nostri libri e vuole comprarne qualcuno. Aggiungo che, a parte uno, tutti i nostri titoli non superano mai i 10 euro proprio per incentivare l'acquisto e la lettura. Il tipo se li guarda tutti, sfogliandoli e ripetendo: "Ma che belli! Ma che belli!" Se li rigira fra le mani per un'ora buona senza mai decidersi. Alla fine ne compra uno da 5 euro e quasi mi implora, mi elemosina di regalargliene un altro (da 10 euro) perché i libri gli piacciono ma è un po' a corto di soldi. Io i libri li regalo anche se vedo dell'interesse, ma in questo caso mi sento a disagio e non lo faccio. Poi usciamo a farci un giro e, fermandoci in un locale sul lungomare, lo vedo ordinare e bere di fronte a me tre cocktail, uno dietro l'altro, e pagarli senza farsi problemi. "Per quelli ce li hai i soldi" gli dico a un certo punto. E lui, facendo il simpatico, mi risponde: "Bere mi mantiene giovane!" Ma anche pidocchio, penso io fra parentesi. E per un attimo penso che tutto sommato preferisco quelli che nemmeno fanno finta di interessarsi ai libri, che non mi chiedono di svendergli il mio lavoro tanto per fare i letterati del cazzo, e invece si riversano direttamente nei locali a buttare i loro soldi in alcolici. Almeno non sono ipocriti, e non fanno finta di amare una poesia che nemmeno riescono a vedere.

lunedì 31 luglio 2017

mostricino

Il mio amore è un mostricino
per metà cuore per metà meschino.
Quando si riconosce si dà del mostro
ma è un mostro carino dunque
con affetto lo chiamiamo mostricino.

Eccolo lì che si mangia le dita
e si finge nel mio sguardo sensibile
ma insensibile nella sua vanità
si aggrappa a un niente e fa piani –
finché non passa la paura –

di futura prorompente felicità
che spazzi via in un lampo tutto il male.
«Dov’è il male?» Se lo chiede se
non riesce più a vedermi – allora mi cerca
finché non si ricorda che mi odia

allora si allontana per non odiarmi troppo –
perché senza di me poi che gli resta?
Un bellissimo nulla. Tutto il male.
La tentazione di non essere più nulla.
O forse di non essere mai stato.

domenica 30 luglio 2017

pranzo di famiglia

Mio padre dice che si è rotto le palle di come vanno le cose in Italia e ci chiede di fargli una pagina Facebook per poter dire la sua senza censure. Ha anche pensato a un nome di battaglia per il suo account: Giuanne Lille u kitemmurt. Quello che in gergo famigliare si dice un picciotto.

natura morta con aglio e pomodori


sabato 29 luglio 2017

farsi male


Ieri notte, dopo un bel documentario su Nina Simone (What Happened, Miss Simone?) e Miles Ahead di Don Cheadle, che avevo già visto e continua a piacermi anche se non è un insulso biopic su Miles come molti lo avrebbero voluto, non contento mi sono visto anche Todo Modo di Elio Petri, un film talmente bello e maledetto che mi chiedo come mai non sono riusciti a farlo diventare una moda come certe cose belle e non per tutti, ma maledette, di quelle che fanno controtendenza e allora bisogna che ti piacciano (Pasolini non per niente docet, visto che il film è uscito nello stesso anno di Salò e come quello parla dell'orrore nascosto dietro il potere). Ecco, stamattina dovevo/volevo lavorare, ma ho visto troppo, mi sono fatto male e mi sento la testa come un flipper e un nodo alla gola che sembra un nodo scorsoio. LA POESIA FA MALE scriveva Balestrini, così ogni tanto è meglio tornare coi piedi per terra. Penso che ora me andrò in posta, mi metto in fila col mio pacchettino, parlo male con le persone delle file in posta, del servizio agli sportelli, delle bollette da pagare, dei figli senza lavoro e della mia cervicale, e mi schiarisco un po' le idee nelle comuni lamentazioni che danno sale ai giorni.

giovedì 27 luglio 2017

due cazzodde

Nel primo mattino due cazzodde che proseguono sul proprio rettilineo, lungo il filo del muretto ma in direzione opposta, si incontrano a un punto. Mi chiedo quale delle due devierà per prima dal proprio percorso per far spazio all’altra o se ne nascerà un qualche contatto. Ma piuttosto che deviare dalla meta la più piccola china il capo sotto l’altra e tira dritto, la più grande la scavalca e proseguono ciascuna per la sua strada senza esitazioni. Mi chiedo quale lezione c’è da carpire in questo incontro fugace e senza cuore fra due cazzodde sole. Ma ci sto ancora pensando e nessuna particolare illuminazione zen mi pare sia giunta all’orizzonte.

martedì 25 luglio 2017

storia di una poesia americana

Mi dirigo verso un sogno assai felice, dove parto per l’America col mio zaino in spalla per cercare un indirizzo dove ha vissuto Julio Cortázar che voleva scrivere di Charlie Parker. Trovo invece il giovane Bob Dylan che si esibisce nei caffè delle Università. Lo avvicino pieno di un’ammirazione che lui ancora non comprende, mi fa uno scarabocchio sul quaderno che dovrebbe essere un autografo e parliamo di equilibrio, che manca a entrambi, e di poesia e di canzone, e di quanta musica c’è sempre in una poesia e di come spesso sia maggiore la musica che sta dentro a una poesia della poesia che c’è in una canzone. Vince la musica, mi dice Bobby, ma mi piacciono entrambe, perché accontentarsi se puoi prendere tutto? Lo conosci Allen Ginsberg? mi chiede, ti assomiglia. Gli dico di sì, e che le sue sono considerazioni interessanti, ma sottili. Eppure i poeti stanno attenti ai particolari, mi dice lui sorridendo. Allora gli chiedo, visto che parliamo di scrittori, se conosce un argentino che sto cercando, Julio Cortázar, sparito mentre scriveva un articolo su Charlie Parker. Sono mesi che non scrive a sua moglie, né la chiama. Si teme si sia infilato in qualche guaio, forse droga, di quella che gira intorno agli ambienti del jazz. Gli rivelo che sono un investigatore privato e che mi hanno assoldato per ritrovarlo. Bobby mi risponde di no, non lo conosce, l’unico scrittore che conosce è Allen Ginsberg, che è ebreo, ma se voglio proverà a chiedere in giro. C’è un tipo, un nero matto figlio di troia ma con le palle che gli fumano per quanto è hip, che suona il sax sotto i ponti e sa tutto di tutti nel mondo del jazz, ed è suo buon amico aggiunge con orgoglio. Va bene, gli dico, grazie per l’aiuto. Poi, mentre ci salutiamo, mi dice che, se sono italiano, vuole venirmi a trovare un giorno. Ma certo gli dico, quando vuoi, mi fa piacere. Ho solo il divano da offrirti, ma è comodo. Ma Bobby mi strizza l’occhio e, pensando all’Italia, mi dice: Lascia stare il divano, piuttosto c’è fica dalle tue parti?

sbagli

Ho letto adesso un post che mi ha fatto riflettere, in cui l'autore notava che una delle cause dei tanti incendi che infestano il Paese, insieme al lavoro certosino dei piromani, è stata lo scioglimento del Corpo Forestale alla fine del 2016. Mi ricordo quando ne parlava Renzi alcuni mesi fa, dicendo che c'erano troppi corpi di polizia in Italia e andavano smaltiti e io gli davo ragione. Adesso mi accorgo che il vecchio corpo preposto alla difesa del territorio boschivo (pur con tutti i suoi limiti) è stato assorbito dai Carabinieri, diluendone le forze e i mezzi già esigui, e che per far fronte ai numerosi incendi, in mancanza di forze, spesso ci si rivolge ad aziende private che ovviamente hanno tutto l'interesse a che gli incendi ci siano, perché si lavora su quelli. Soprattutto in zone dove il lavoro non c'è proprio. Da qualche parte si è sbagliato qualcosa, mi sa, e fra gli altri ho sbagliato anche io, come cittadino, che esultavo di pancia per quelle scelte e non mi interrogavo abbastanza sulle conseguenze.

domenica 23 luglio 2017

lo zingaro


Il tipo biondo nella foto è Johnny lo Zingaro, ferocissimo criminale romano degli anni '80, pluriomicida mai pentito, che secondo la ricostruzione fatta da David Grieco era l'uomo al volante della macchina che schiacciò più volte Pasolini uccidendolo. Johnny lo zingaro, leggevo poco fa, il 30 giugno scorso è evaso dal carcere con una facilità preoccupante: ha preso un taxi che lo ha portanto da Fossano, dov'era detenuto, fino Genova, e da lì è salito su un treno. Questo poco prima che gli venisse eseguito, per ordine della Procura di Roma, a circa 40 dai fatti, l'esame del DNA per dimostrare la sua effettiva presenza sulla scena di quel crimine. Lo Zingaro è scomparso, Pelosi è morto pochi giorni fa di malattia, l'avvocato di Pelosi dice che c'è una dichiarazione scottante scritta da Pelosi che non sa a chi dare (forse alla Procura, avvocato?). Eppure, la cosa che più mi inquieta oggi è rendermi conto che tutte le persone note coinvolte in quell'omicidio erano all'epoca degli adolescenti: Pelosi aveva 17 anni, Johnny quasi 16, i fratelli Borsellino detti Braciola e Bracioletta 15 e 14 anni. Io sono di quelli che crede più all'omicidio politico che a quello a sfondo sessuale, ma forse la verità sta proprio nel mezzo e Pasolini in parte è stato ucciso da Cefis con la complicità dello Stato-mafia e in parte dal sottobosco immorale di ragazzi-cazzi che egli stesso non riconosceva più come umani, come aveva già denunciato nei suoi ultimi lavori (da Salò al botta e risposta con Calvino sui delitti del Circeo) e a cui pure non sapeva rinunciare perché rinunciando a loro avrebbe dichiarato la propria definitiva estraneità alla vita.

sabato 22 luglio 2017

è inaccetabile



di Padre Alex Zanotelli

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.
È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
Èinaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.
È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.
È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).
Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.
Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.
Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.
Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.
Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

venerdì 21 luglio 2017

canicola

Mi pare che della morte di Pino Pelosi non abbia scritto nessun blog che conti, gli stessi blog pieni di grandi pensatori e interpreti del mondo che l’anno passato ci hanno ammorbato con tutto il possibile su Pasolini. Invece di Pelosi, che pure del romanzo Pasolini è un pezzo imprescindibile, nessuno ha detto niente, salvo i giornalisti di cronaca e i giornali che di lui si sono nutriti e in cui si è consumata la sua breve vita di personaggio secondario. Non è la scelta del silenzio, ma pigrizia. Come se più ancora che l’imbarazzo fosse scesa sul pensiero l’ombra annoiata della canicola estiva. Pasolini però su questa morte ci avrebbe scritto eccome, magari un capitolo nelle sue Lettere luterane che mettesse in connessione l’intima tragedia di Pelosi – vittima e non proprio vittima delle circostanze – e lo Stato sociale e giudiziario che quella tragedia ha avvelenato, prima infischiandosene alla carlona, poi tramutandola in una barzelletta sporca e infine prendendola con quel pizzico di serietà necessaria quando ormai non c’era più niente di serio da fare. Pelosi che muore nel giorno della chiusura del processo a Mafia Capitale, nel giorno dell’insulto a Carlo Giuliani da parte di un esponente del Pd: sono segni, avrebbe detto Pasolini, che vanno messi in connessione e interpretati. Io lo so, ma tant’è, la canicola s’è presa anche me. Dicono che ora quel delitto non avrà più soluzione, ma questo silenzio alla fine fa comodo a tutti e chiude in qualche modo una vicenda che, fin dall’inizio, non voleva essere conclusa. È bello così questo caso, come tutto ciò che in Italia è stato toccato dalla cultura della Chiesa. Se c’è mistero allora è sacro, e a noi Pasolini piace un poco santo e un poco peccatore, così facciamo felici tutti, come l’ostia ce n’è sempre un pezzetto buono per chiunque.

mare di taranto

Lo leggo adesso sul blog di Giulio Mozzi, non lo sapevo, non ci ho fatto mai caso, ma Choderlos de Laclos, l'autore di uno dei più bei libri (e film) di sempre, Le relazioni pericolose: "finirà la carriera nell’esercito napoleonico. Il suo ultimo compito, che la morte per dissenteria e malaria gli impedirà di portare a termine, sarà il comando di una fortificazione che ora porta il suo nome, sull’isolotto di San Paolo, davanti al Golfo di Taranto. Alla caduta di Napoleone gli abitanti del luogo, come atto di sfregio nei confronti degli occupatori francesi, distrussero la sua tomba, che lui, non religioso, aveva voluto nella piazza d’armi del forte. I suoi resti molto probabilmente furono buttati in mare." Giace ancora adesso, perduto, sul fondo del vicino Mare di Taranto.

giovedì 20 luglio 2017

virus

Si dice che dal Bene venga il Male e il suo contrario
che si esprimano a vicenda in equilibrio necessario
alla creazione perché l’uno assieme all’altro sono Uno.
Eppure il Virus riproduce il proprio doppio
e sta nascosto fra gli exploit del mondo
pronto a rivelarsi nella fine del sistema.
Io guardo a lui così solerte e discreto
e poi mi chiedo in barba ad ogni Chiesa
se non c’è stato un clamoroso errore:
se Dio non è somma di tre che danno Uno
ma un più concreto doppione di se stesso
infetto al mondo e già pronto a replicarsi
al nostro primo raffreddore.

mercoledì 19 luglio 2017

il miele

Alla fine di quel libro meraviglioso che è Il Miele di Tonino Guerra, due fratelli rimasti ormai soli al mondo e sempre litigati come cane e gatto finiscono per morire nello stesso ospedale, in due letti vicini, ma tenendosi per mano. Non è difficile immaginare che sarà così anche per me e mio fratello, scapoli senza speranza. Eppure, se potessi scegliere, preferirei morire per ultimo, dopo i miei genitori, dopo mio fratello, per proteggerli tutti dalla solitudine della morte a cui ormai sono abituato, vivendomela da anni nelle crisi di panico che di tanto in tanto mi prendono di notte, quando i fantasmi della mia fine bussano agli scuri della finestra per farsi aprire.

lunedì 17 luglio 2017

metafora

Continua voglia di mettersi le mani fra i capelli per strapparseli e gridare: "Questa vita è un disastro, non posso più andare avanti!" ma non trovare mai niente a cui aggrapparsi.

tenerli d’occhio

Mi capita spesso ormai, per motivi di lavoro, o anche semplicemente per alcuni consigli che mi chiedono o scambi di idee, di leggere testi non ancora pubblicati di poeti seri, spesso giovani, alcuni molto bravi altri ancora in cerca di un proprio equilibrio compositivo, ma tutti con una voce forte e inconfondibile. Spesso questi poeti, magari già pubblicati da altre piccole realtà, faticano a trovare un editore, a volte perché la loro proposta non è abbastanza ammiccante da permettere delle vendite adeguate, altre perché caratterialmente non sono propensi a quella dote ormai necessaria a tutti gli scrittori che si rispettino che è l’attitudine alle PR, public relations, cioè la capacità di allisciare il pelo all’editore che si è puntato, al punto che questi non saprà dirti di no. Alcuni non ne sono proprio capaci, te ne accorgi persino dalle mail che ti mandano. Timidi o burberi, questi poeti meritano attenzione. O rischiano di incanalarsi in un percorso laterale e schivo di grandissima qualità ma quasi clandestino, simile a quello di un grande noto a pochi come Walter Cremonte. Ecco perché, d’ora in avanti, ho pensato di fare periodicamente dei post in cui indico nomi e cognomi degli ultimi poeti che ho letto, spesso su manoscritto, e che secondo me meritano attenzione editoriale, indipendentemente dal fatto che un giorno possano o no pubblicare con me. Perché non è tanto importante chi pubblica il libro, ma è importante che si pubblichi un buon libro, invece di tanta paccottiglia. Questi i primi nomi che ho da fare fra quelli che ho letto negli ultimi sei mesi, tutti hanno qualcosa di interessante da dire e tutti andrebbero seriamente tenuti d’occhio: Andrea Piccinelli, Fabio Martello, Gianni Ruscio, Ianus Pravo, Luigi Finucci, Marco Vitale, Maurizio Giudice.

sabato 15 luglio 2017

dopo la letteratura

Probabilmente Pier Vittorio Tondelli non è quel mostro di scrittore che fino ad alcuni anni fa lo si considerava, però Altri Libertini più degli altri resta un libro bellissimo, epocale, e soprattutto intriso di ironia e giovinezza abbinate alla ricerca di una voce oltre l’autore, in cui risuonasse il fremito (e non solo il dramma) del proprio tempo, tutte cose che spesso mancano alla nostra letteratura sempre troppo seria, troppo piena di sé, troppo presa dall’idea di dover dimostrar qualcosa. E infatti il mondo migliore per affrontare quel testo ridandogli un suo posto non è tanto paragonarlo al panorama letterario dell’epoca – che sembra gravitare in un altro universo, a parte forse Arbasino – ma proprio a un tipo di produzione artistica situata in un contesto narrativo parallelo, ma non per questo meno nobile, che ha fra i suoi esponenti di punta Andrea Pazienza, Francesco Clemente, il primo Vasco Rossi e Lucio Dalla post Roversi, ovvero dopo la letteratura.

venerdì 14 luglio 2017

apparizione

Ho appena visto Piero Ciampi su Raiuno. Ormai la Rai per me è a tal punto sinonimo di pattumiera che mi è sembrato quasi una apparizione aliena e per un attimo mi sono bloccato di fronte allo schermo. Piero mi ha detto buonasera col suo viso lungo e il portamento elegante da chansonnier e poi, senza cantare una sola nota, ha lasciato il posto a Massimo Ranieri, facendo tornare tutto alla normalità. Eppure quei pochi attimi sono bastati. Ecco che succede quando piove, l'aria si difresca e la poesia ci assale inaspettata anche attraverso la tivù. Finalmente si respira.

giovedì 13 luglio 2017

grandi speranze

A dieci anni esatti dall'ultima volta, ho appena firmato un contratto con un editore che non sono io per pubblicare un libro che con la poesia non c'entra nulla. Titolo provvisorio del progetto, previsto per il 2018: Grandi speranze.

martedì 11 luglio 2017

la mia quasi moglie


Anche se fa caldo nulla di buono si prospetta per noi in giardino... Dalla casa del vicino suonano i Ricchi e Poveri... Se mi innamoro se mi innamoro se mi innamoro sarà di te!

hai letto?

Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? Hai letto? HAI LETTO?! Mai uno che mi dice una cosa originale, che ne so: Chiudi che sto passando, ti offro una birretta.

di padre in figlio

Come ogni volta che non sto proprio bene, mi lascio andare al bisogno compulsivo di comprar libri per riempire il vuoto con le parole degli altri. Anche ieri, approfittando di un buono, mi sono lasciato andare. Mio padre mi guarda e scuote la testa perplesso. Dici sempre che non c’hai soldi… Dove cazzo li prendi i soldi per comprarti tutti questi libri? Non esco la sera e quello che metto da parte me lo spendo in libri, gli dico. E tu non esci la sera con gli amici per comprarti i libri? Mio padre, che poi è quello che mi ha instillato l’amore per la lettura, sembra ancora meno convinto di prima. Ma hai visto quanti sono, ma quando li leggi tutti questi libri che ti compri? Me li leggo la mattina in bagno, gli rispondo io con la mia solita battuta. Ma mio padre mi conosce e mi frega. Mi immagino che cacate intelligenti che ti fai, bravo complimenti!

venerdì 7 luglio 2017

amoralità

Come al solito, ogni volta che guardo il tg a pranzo, mi viene lo schifo e mi pento. Ecco il caso Bruno Contrada, l’ennesima prova dell’amoralità che scorre nelle vene di questo Stato: e dico apposta amoralità, e non immoralità, perché l’immoralità presuppone una negazione, l’amoralità è il vuoto. Amoralità per cui prima metti un uomo “discutibile” in una certa posizione di potere – anche se quando Contrada asserisce convinto che lui ha soltanto “servito lo Stato” io gli credo: lui serviva lo Stato di Andreotti e di Cossiga, cosa ci si poteva aspettare che facesse? Poi, divenuto scomodo, in nome dello Stato ci si accanisce contro di lui per venticinque anni senza un briciolo di chiarezza giudiziaria, ignorando del tutto qualsiasi precetto di giustizia persino in presenza di gravi problemi di salute – e il mese scorso ci si faceva degli scrupoli per Totò Riina – tanto da meritarsi, lo Stato, sanzioni a più non posso dalla Comunità europea. A cui lo Stato ha risposto facendo orecchio di mercante. Oggi Bruno Contrada viene assolto e lo Stato, nella persona dei suoi cittadini, gli deve a ragione un doppio risarcimento: economico e morale. Appunto. Nello Stato noi dobbiamo credere.

giovedì 6 luglio 2017

limonio

Alla fine ti chiamavo Limonio.
Non più il fiore tumido della mia
adolescenza distratta, ma
scarnificata dalla chemio
qualcosa che si aggrappa
a quanto spazio rimane nel vaso.
Che lotta e si accontenta di un respiro
che nutra il suo scheletro d’erba.
Sarà forse una conquista dell’età
mettere senso al mondo dando
nuovo peso alle cose. Scambiare
la vanità del tuo corpo pieno
con la leggerezza ormai orientale
del tuo corpo vuoto. La chiamavo
conquista dello spirito e offendevo
con la solita mancanza di tatto
che mi avresti perdonato. Solo
i poeti, mi dicevi, non sanno
parlare alle donne. Io sapevo
ma rifiutavo di capire che morivi.
Negavo. Scherzavo. Negavo.
E così tergiversavo sul tuo male
per non dire che ti amavo. Che morendo
mi avresti spezzato il cuore.
Ora ho perso l’occasione di dirti
che il Limonio l’ho sempre preferito
agli altri fiori. È la mia colpa
che ti confesso, pur sapendo
che non si vive di rimpianti.

una facile allegoria

Festival del Libro Possibile di Polignano. Mi trovo ad assistere a due presentazioni una di seguito all’altra: Davide Rondoni, poeta, e Antonio Dikele Distefano, romanziere di successo per teenager. All’inizio dell’incontro con Rondoni in piazza siamo sei-sette persone. Alla fine la piazza è piena, soprattutto di ragazzi venuti per vedere Distefano. Prima di lasciare il palco Rondoni ringrazia l’autore dopo di lui (che non conosce) per avergli “prestato” il suo pubblico, senza il quale avrebbe rischiato di finire come una voce nel deserto. Distefano, di contro, salito sul palco ringrazia l’autore prima di lui (che non conosce) per aver detto cose così belle e intelligenti sull’amore da metterlo nella necessità di appuntarle all’istante sul suo cellulare. In quello scambio di saluti ho visto nitidissimo il mio futuro di scrittore.

domenica 2 luglio 2017

li prende tutti


David Riondino entra in Pietre Vive, mi chiede di vedere i nostri libri e poi esclama:
Li prendo tutti!

venerdì 30 giugno 2017

il poeta parcheggiatore

Terminiamo la presentazione dell'ultimo libro da noi pubblicato, quando vicino al tavolo coi nostri libri in vendita si avvicina un tipo alto, grigio, silenzioso. Si presenta: Ciao, sono un poeta anche io. Lo fraintendo, credo voglia propormi una pubblicazione, gli chiedo: Quindi, vuoi farmi leggere il tuo libro? Mi risponde: No, veramente volevo sapere se mi compravi una copia, costa solo 4 euro. Allora mi viene da ridere e gli dico: Affare fatto! E compro una copia del suo libro, me la faccio anche autografare. Mi racconta di sé: Sono un poeta ma per vivere faccio il parcheggiatore, sono un poeta parcheggiatore. Una sorta di Bukowski, gli dico. Gli si accende lo sguardo. Precisamente, mi fa. E quindi, quando scriverai un altro libro che fai, me lo fai leggere quello? Più che altro, visto che sei attento alla poesia, preferirei vendertelo, mi dice.

giovedì 29 giugno 2017

diario minimo: una settimana a zonzo in italia

Giorno 1 – Verso Perugia

A 10 min dalla partenza si accorge di aver dimenticato a casa la macchina fotografica. Il controllore evita la tragedia impedendogli di lanciarsi dal finestrino del treno in corsa. 

Briciole di poesia

FACCIA. Sale a Foggia e mi si siede vicino una tipa dal volto segnato, le braccia piene di tatuaggi e cicatrici. Attacca bottone, e anche se ha l'alito pesante le do corda per non essere scortese. Mi dice che fa la poliziotta. Come no? Dopo un po' prende confidenza e mi dice: tu c'hai la faccia di uno che si fa parecchio. Io? E poi aggiunge: se vuoi ti faccio una sega in bagno in cambio di una dose. Con una voce che la sente l'intero vagone. Io, sempre per non essere scortese, le dico: ci penso un attimo e ti faccio sapere. Lei allora si alza e scende a Benevento. Alcuni minuti dopo che se n'è andata, arriva il capotreno a chiedermi se è tutto a posto e io gli rispondo di sì, a parte che per l'aria condizionata che mi sta uccidendo. Senza si starebbe peggio, mi risponde pieno di saggezza inutile. 

CULO. Uno seduto dietro di me, al telefono: "Mi hanno rotto il culo, ma almeno ci ho guadagnato 8000 euro..." Per fortuna siamo quasi arrivati a Perugia. 

Elena Zuccaccia mi aspetta al Pincetto
 
Giorno 1 Perugia 

LA SCALA. Devo comprare da bere. Mi portano in un posto, da Celentano, tenuto da un tipo buffo che fa il verso a quello vero. Indossa un Panama bianco e maneggia birra come se non ci fosse domani. Davanti a me, al bancone, due ragazze americane, alte e bionde, due puledre in corti vestitini neri. Gli chiedono se ha un bagno. Celentano, senza scomporsi, pigia un bottone sul muro. Allora si apre una botola sul soffitto da cui scende giù una lunga scala. Roba del futuro! Celentano indica la scala. Il bagno è di sopra. Le due americane ridendo salgono le scale non rendendosi conto di mostrare il culo a quelli di sotto. Celentano fa un gesto esplicito col braccio, ma che bontà! Poi dice agli uomini in sala di avvicinarsi svelti a guardare anche loro. E a quelli che si avvicinano davvero, sorride complice poi mette in mano una birra. 

Perugia dall'alto
 
Giorno 2 – Perugia
 
Stanco. Oggi lunghissima giornata. Le due cose che meglio ricorderò di questo lungo giro sono la Perugia sotterranea, quasi una necropoli sotto il palazzo papale, in cui è custodito il Grande Nero di Burri che tanto amo, il centro del mio cuore, e poi nel pomeriggio una partita di basket fra asiatici, che forse c'entra poco ma c'entra. A torso nudo, duri e selvaggi, si contendevano la palla e a me sembrava d'essere in America. Mi è sembrato che Perugia sia sempre altrove, sempre dietro un'altra curva, un altro saliscendi, e per quanto la cerchi è sempre sfuggente, persino in tanta storia, in cui anzi tutta quella storia diventa solo una nuova scusa, un pretesto per sfuggire verso qualcosa che sta nascosto, in attesa di un domani ancora da scoprire. 
Domani a Terracina.

Tracce del divino. Chiesa di San Domenico, Perugia

 
Presentazione Libreria Mannaggia, Perugia. Elena Zuccaccia, Elvio Ceci e io

Giorno 3 – Terracina

L'ABBAGLIO 


Orizzontale e verticale.
Tutto di te mi fa male
che non sia l’angolo muto
della tua stanza l’occhio
spalancato sull’ombra | in piena luce
il sole sparso sulla mia bocca
fra i denti minuti della cerniera
spalancata sul vuoto.
Sulla tua carne in fuga. Ma se nulla
conta mai davvero per arrivare
a nulla, allora nulla potrà mai
dimenticarci? Me lo chiedevo poi
sui due piani ormai distanti | orizzontale
e verticale in cui stavamo.

Elvio Ceci


Rive di Traiano a Terracina. Presentazione sulla spiaggia
 
Come sopra ma con in più Angelo 'Joe Strummer' Marzullo
CLASH. Mi sono svegliato inondato di sole ai piedi di una montagna per poi finire in spiaggia in costume ma senza fare un solo bagno. Oggi abbiamo presentato un mio libro e fatto un esperimento particolare, traducendo dei miei versi in dialetto nel dialetto di qui e poi perdendosi per ore sulla corretta attribuzione della parola vermicocco. L' esperimento è riuscito anche se qualcuno ha storto il naso quando ho cominciato a parlare male del PD e di Alfano. Ma si è discusso di tanta altra roba, di Dylan e di bignami, di scuola e di Caproni, di Pasolini che fece il pescatore a Terracina, di Sandro Penna riletto in questo mare e del mattino in cui svegliandomi a Ferrara in una stanzetta del quartiere ebraico mi son detto: farò l'editore. Era il 2012 e ancora ogni giorno mi pento e non mi pento di quella scelta. Tutto questo è per dire che la poesia è sempre e dovunque, in tutti i discorsi d'amore e nelle mie parole sole, per citare Mimmo Pastore. È il reale. Anche a tavola, bevendo moscato coi due più grandi punk di Terracina e discutendo con loro di quale sia il disco più bello di tutti, se London Calling o Sandinista. 
Questo post è soprattutto per loro che mi leggono e aspettavano questa puntata.

Terracina prima del tramonto

Giorno 4 – Terracina

VACANZA. Prima vera domenica di caxxeggio dopo molti anni. Nel senso che da quando mi sono svegliato fino ad ora che sto per andare a nanna non ho fatto altro che lasciarmi trascinare dalla corrente senza nessun programma stabilito. Non ho letto, non ho scritto, non mi sono posto problemi, non ho fatto altro che parlare dormire mangiare respirare bere ballare e qui e lì scattare qualche foto ricordo col cellulare. Una splendida giornata insomma, e proprio Vasco è stata la colonna sonora sotterranea di oggi. Mai ascoltato ma canticchiato tutto il tempo fra i denti. Vado al massimo, vado a gonfie vele. Domani vado a Torino, ma già Terracina mi manca. A fine giornata passeggiavo per la parte alta della città e già la gente mi salutava e mi stringeva la mano come se fossi sempre stato qui. Uno del posto. Di sicuro me ne vado, ma poi torno. Promesso.

Una banda di matti. Sandro e Elvio Ceci, io, Alessandra Romagna

Giorno 5 – Passaggio da Roma, poi Torino

Damo soddisfazione ar popolo!

Ho lasciato i colli di Roma in piena estate per questi temporali di Torino. Ho il cuore in gola e pieno d'ansie che non dico e Lucio Dalla che canta con me da una mezz'ora. Perché se siamo soli in due, mi dice, fa male uguale ma pesa meno.

Giorno 6 – Torino

La situazione metereologica a Torino non è per nulla buona

Q-Q-QU-QU-QU-QU-QUE-QUEL-QUEL-LLO-QUE-LLO! Mi indica il passante che ho fermato, borbottando la risposta al mio tormento, dove sia la Grande Madre che sta immane e sorniona alla mia destra, guardandola dai Portici, al riparo dal primo temporale in arrivo. Lei sta lì e non si muove, eppure non la vedo. Finché una direzione non si apre in quella voce, la fatica di creare una parola che poi si fa scoperta nell'ascolto. Grazie, gli rispondo soddisfatto. E il sorriso esplode anche sul suo viso. 

Incontri casuali in piazza Vittorio Veneto, la poetessa Valentina Colonna

IL DILUVIO. Potrei raccontare molte cose di questa giornata ma la più bella l'ho vissuta alla fine. Siamo all'Evergreen Fest al Parco della Tesoriera e la mia presentazione sta andando bene. La gente applaude. Ride. Sul verso di Lino Angiuli: Sud voce del verbo sudare esulta. Mandiamo il booktrailer di spazio privato di Elena Vladareanu e leggiamo Carne di Elena Zuccaccia e un pezzo mio che parla del diluvio universale. Su quello comincia a piovere. Gocce grosse e pesanti. Poi parte un concerto jazz sotto la pioggia, violento, incessante come quella, con la gente inchiodata alle sedie sotto i tendoni per via dell'acqua. Gran bella musica! Va avanti così per un'ora fra jazz tuoni e secchiate, il parco è un pantano. Poi salta la corrente e restiamo sospesi sull'acqua, i piedi a mollo, come gru. Qualcuno si arrampica sulle sedie aspettando il momento più giusto per scappare. Fino a quando uno del pubblico mi fa: "Signor poeta sei tu che hai fatto piovere con la tua poesia. Ora visto che ci sei leggici altro, che almeno passiamo il tempo sotto l'acqua". Così, in piedi anch'io sopra una sedia, comincio a recitare versi a memoria, senza microfono. La gente si calma, mi ascolta, persino nel diluvio. Una ragazza mi dice: "Che bella voce che hai". Poi la pioggia si calma un pochino e andiamo via zampettando sull'acqua, verso un'uscita. 

Evergreen Fest, al parco della Tesoriera a Torino

Sul palco dell'Evergreen Fest, con Simone Schinocca
Domani si riparte. 
Giorno 7 – Ritorno

Quei momenti di magica bellezza in cui arrivi in un posto ascoltando una certa canzone e te ne vai ascoltandone una certa altra...

Di cosa parliamo quando parliano d'amore. Un bel titolo intonato alle lenzuola

Considerazioni a margine del mio viaggio mentre sono in attesa in aeroporto. 
Prima, siamo così fissati con questa idea di "indipendenza", economica, sentimentale, dalla famiglia, che ci scordiamo come tutte queste cose non c'entrino nulla con l'essere Adulti, che è la capacità di affrontare ogni situazione nella maniera più giusta o dignitosa per sé e anche (corsivo) per gli altri intorno. 
Seconda, a volte presi come siamo dal fascino di persone di genio ma che appunto, mancano spesso della giusta adultità, ci scordiamo dell'omino col "cacciavite in mano" che sta dietro e fa il lavoro sporco. Noi ci beiamo nella luce del genio, ma senza l'omino che fa e risolve i problemi, quel genio non sarebbe che uno come tanti altri che spara qualche cazzata in più. 
Lo sappiamo tutti ma ce lo scordiamo sempre. 

Altre fotoTea for two!

Con Sergio Pasquandrea a Perugia


Retroscena di una presentazione. Elena stira la camicia di Elvio

Con Andrea Gianfrate a Torino
 
Con la Colonna a Torino

Con Luca Bianchini in areoporto a Torino